La partenza, le aspettative, la realtà.
Il viaggio in Cina è capitato.
Non è un viaggio, è una vera e propria avventura.
A mio marito hanno proposto un’esperienza lavorativa di sei mesi presso l’ufficio cinese a Shanghai e nel contempo la mia azienda ha deciso di trasferire la sede lavorativa.
Così la scelta è stata semplice ed indolore: andiamo.
L’idea era di traferire tutta la famiglia, quindi portare anche la nostra cagnolina Clarissa, ma in primis il veterinario, poi l’insegnante di cinese ci hanno vivamente sconsigliato di portarla con noi.
Devo dire la verità che è stato un colpo al cuore, ma ora vivendola, ammetto che è stata la scelta migliore che potessimo fare per il suo bene.
Gli animali in Cina non possono andare da nessuna parte, mezzi di trasporto, ristoranti, centri commerciali, negozi, non ci sono aree adibite per loro, anzi nei parchi ne è proibito l’ingresso, ma cosa ancora peggiore è il caldo e l’umidità che pervadono questo paese e fanno si che ti sembri di vivere all’interno di un bagno turco.
La piccola Clarissa non sarebbe riuscita a resistere.
Assimilata questa brutta notizia, devo mettere in valigia 6 mesi di vestiti, ma ammetto che per quanto ami abiti, scarpe e borse, negli anni ho imparato ad adattarmi molto e cercare di portare lo stretto necessario e quanto più comodo e versatile possibile.
Così in 30 kg ho messo tutta la mia me!

Ci avevano messo a disposizione una casa, che abbiamo potuto scegliere vedendo le foto.
L’aspettativa di Shanghai non era molto elevata, ma quella della casa si.
Atterrati al Pudong International Airport di Shanghai, stremati da un viaggio di 25 ore (Milano Malpensa-Singapore-Shanghai) fortunatamente ci aspettava un taxi che ci ha accompagnato nella nostra nuova casa.
Incollata al finestrino dell’auto, mi sembrava che la città non fosse male ed il mio umore cominciava a riprendersi.
Arrivati a casa ci aspettava la collega di Fabio che ci ha portati al nostro appartamento.
Io ero frastornata, addormentata e affamata e lei continuava a ripetere “She is blonde, her eyes are blue, she is white”
Si questa sono io biancabiancabiancabianca, bionda e con gli occhi azzurri: praticamente il loro sogno!
Comunque, dopo qualche minuto di venerazione, ci accompagna al nostro appartamento, apre la porta e…bam, le aspettative sono crollate!
Devo dire che mi aspettavo una casa occidentale, ma ovviamente non lo può essere. Mea culpa, ma l’aspetto “pulito” qui è davvero molto diverso che da noi ed è stata la cosa che mi ha sconvolta di più e che mi ha fatto passare la prima settimana ad usare parecchio olio di gomito, trasformando una cucina che pensavamo fosse gialla in un brillante colore bianco.
Ovviamente sono considerazioni personali queste e non pensiate che la mia casa in Italia sia linda ed immacolata e che stia a lucidare i pavimenti con lo spazzolino, però insomma, mi piace vivere nel soddisfacente pulito.
Lo scoglio casa era proprio una pagliuzza, perchè il più grande ed insormontabile è la lingua. Quasi nessuno parla inglese o lo capisce. Sono davvero cavoli amari soprattutto perchè, dopo aver scoperto immediatamente la prima sera che le carte di credito non UnionPay, non sono accettate (1 attività su 20 accetta Visa/Mastercard/AmericanExpress) e non avendo contanti con noi, non sapevamo come riuscire a trovare un ATM, dato che nessuno ci capiva e noi non capivamo nessuno.
E così è arrivato il primo giorno da sola, mio marito si è recato al lavoro ed io avevo una missione: riuscire a prelevare e cercare del cibo!
Ho pianto, ho pianto davvero tanto quel giorno. Ero disperata, mi chiedevo chi me l’aveva fatto fare, perchè avevo accettato quella scelta. Mappe di Iphone non funzionava, non avevo ancora una sim cinese, non sapevo dove ero e temevo di perdermi. Sono entrata in ogni centro commerciale, negozio, porta, credo che qualcuna fosse pure una casa, cercando di avere una qualsiasi informazione, cercando di farmi capire a gesti. Niente. Tutti con la mano mi dicevano no e quasi scappavano da me. Volevo tornare in Italia immediatamente, fino a che eccolo li, in un angolo nascosto in un angolo di un centro commerciale infimo, l’ATM!
L’ho trovato dopo 4 ore che vagavo ed è stato come se avessi trovato la pentola d’oro da cui nasce l’arcobaleno. E’ stata la gioia più bella della mia vita! Prelevato, mi reco al piano superiore dove si trova un supermercato cinese per cinesi (nel senso che non hanno prodotti importati) e cerco di comprare qualcosa che sembri essere commestibile. Ovviamente tutte le etichette sono scritte in cinese!!!
Comunque abbiamo trovato che qui esiste la catena di supermercati Carrefour che vende prodotti importati (su cui ci attacca le etichette in cinese così da non riuscire a vedere gli ingrediente che per una intollerante al lattosio è indispensabile) ma al di la delle cose strettamente necessarie per me, appunto per la mia intolleranza, ci piace provare il cibo locale.
Nei mesi abbiamo comprato tante cose che abbiamo anche buttato perchè per i nostri gusti erano immangiabili e tante altre erano buonissime. ma anche questo secondo me è cercare di adattarsi e scoprire il mondo
